L’amore al tempo del virtuale

L’amore al tempo del virtuale

“Ah i bei tempi…”. Quante volte avrete sentito questa frase con varianti del tipo “ai miei tempi..” quando si parla di nuovi amori ed incontri moderni. Dire ad un genitore che si esce con una persona che non si è mai vista prima, conosciuta in un sito di incontri online e con la quale non c’e’ stata probabilmente nemmeno una telefonata, ma una sfilza infinita di messaggini via chat, li renderebbe sbigottiti ed increduli.

Si perchè fino a 20 anni fa, incredibile a dirsi, per conosce nuove persone si usava un metodo in disuso chiamato “struscio” nella piazza principale delle città o il cercare di entrare a far parte di comitive che a loro volta ti avrebbero invitato a delle feste in cui finalmente avresti potuto conoscere nuove persone.

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Spiegare ad un 45enne o più che oggi le persone si conoscono quasi solo ed esclusivamente attraverso il computer e che oramai a scegliere chi e cosa possa piacersi non siamo più noi ma degli algoritmi che analizzano la nostra eventuale compatibilità con un’altra persona è per loro a dir poco inverosimile. Ma si stava meglio quando non c’erano queste cose e questi sistemi online?

Una recente ricerca statistica fornita dal sito CLICKLOVE.IT (Sito di blogging e di incontri online) ha di recente effettuato una ricerca ed ha tratto le seguenti conclusioni statistiche.

Prendendo a campione ragazzi e ragazze di età compresa tra i 20 ed i 25 anni (considerata la fascia di età in cui maggiormente si cerca di conoscere nuove persone) che sono iscritte ad un sito “Social” per conoscere nuove persone (viene escluso Facebook) si scopre che:

Un ragazzo, mediamente, interagisce nell’arco di 12 mesi con almeno 47 ragazze, con cui circa 17 stringe una maggiore confidenza online e tra queste esce per un incontro preliminare almeno con 6.

Una ragazza invece interagisce con almeno 120 ragazzi, con cui piu’ della metà va oltre i saluti ed inizia a parlare dei fatti propri ed infine conosce ed incontra per un incontro, sempre preliminare, circa 8/10 ragazzi.

Le ragazze appena trovano piacevole una persona, bloccano quasi immediatamente i contatti con gli altri e si concentrano unicamente sulla persona che ha attirato il loro interesse. I ragazzi invece continuano a navigare tra profili e contatti fino a quando non hanno la certezza della conquista, ma non disdegnano il continuare a frequentare il loro harem anche fino a 3 mesi dopo l’inizio di  un’eventuale nuova relazione iniziata virtualmente.

La percentuale di storie che finiscono nel primo mese (sempre sul campione sopracitato) è di circa il 30%, entro il terzo (il 36%), entro il 12esimo mese il 20% e solo il 14% supera l’anno.

Nella loro ricerca si è anche analizzato come funzionassero le cose 20 anni fa, prima dell’avvento di Facebook e sentite bene….. i valori e le statistiche erano molto più alte. Solo nelle feste, in particolare quelle universitarie o di amici, una ragazza veniva avvicinata o presentata ad una media di 10/15 persone a sera con cui almeno con un paio ci si scambiava il numero di telefono. Per non parlare di discoteche o, appunto come detto in precedenza, attraverso lo struscio. Per i ragazzi invece non è cambiato moltissimo ed i valori sono praticamente gli stessi.

Ma allora, questa percezione di “tutto è diverso oggi” da cosa viene?

Fondamentalmente è cambiato il primo contatto. 20 anni fa quello che faceva scattare l’interesse nei confronti di una persona era un contatto visivo, uno sguardo. Il famoso colpo di fulmine avveniva visivamente, mentre oggi invece quello che ci colpisce di una persona è una frase in chat, un saluto, un modo di porsi, e tutto questo rende l’inizio della relazione assolutamente più eterea perchè, meno di prima, non si riesce a capire per bene cosa si abbia davanti mentre si è dietro ad un display. Se il vendersi per quello che non si è lo si è sempre fatto dalla notte dei tempi, oggi è più difficile smascherarsi rendendo il contatto visivo, successivo al conoscersi in chat, non più un test attendibile di veridicità, anche perchè continueremo a vedere ciò che noi siamo convinti sia l’altra persona e non quello che è realmente.

 

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